LIMITE DI SCRAT TENDENTE A GHIANDA - FRANCESCO RESTA (anno 2, n.4)

Filosofie spicciole in tempi di crisi - parte 4.

Lo ammetto, forse pecco un po’ in originalità: sfruttare il famoso scoiattolo di “L’Era Glaciale” dopo i Simpson, e la formula matematica dei limiti per il titolo (la capirete in quinto anno, o almeno ve lo auguro) è un colpo basso, lo ammetto. Ma rende bene, logicamente e cinematograficamente il concetto che voglio esprimere. La prossima volta parlerò di noccioline, promesso. Per chi non lo conoscesse, Scrat è il simpatico e sventurato scoiattolo dell’ultima glaciazione, che implacabilmente, in tutti e quattro i film, prova a ghermire l’oggetto della sua ricerca, unico scopo di vita e fonte di sostentamento. Come si fa a non provare un certo coinvolgimento nella sua sventurata, goffa e spelacchiata figura, anche una certa empatia in senso pratico che supera la normale visione di quello che può essere un cartone animato?
Ognuno di noi è Scrat. È inutile guardarvi dietro, forse con meraviglia non trovereste una folta coda dopo questa mia insinuazione. Ogni qual volta, il roditore primordiale giunge alla benedetta ghianda, succede il finimondo. Quest’amore è la causa della frattura della Pangea nei vari continenti odierni, della nascita delle piramidi, della fine delle glaciazioni, della fine di tutto quello che il suddetto conosceva. Il sadico regista ha un po’ esagerato, ma moralmente quando ciò succede a noi ci si sente come se fosse così per davvero.
Cartone a parte, è l’uomo che tende a qualcosa di apparentemente semplice, e per sfiga cosmica sul più bello è sempre rimandato al punto di partenza. Un po’ come nel gioco dell’oca per intenderci. Sì, è angosciante, al pari dei migliori filosofi e poeti depressi dei secoli scorsi, da Leopardi  a Shopenhauer e anche oltre, che per carità per ottimi pensatori che potessero essere... uno bravo, quantomeno spacciatore, potevano trovarselo.
A noi succede costantemente, in situazioni a cui diamo un peso più o meno grande, di credere, di illuderci, che sia fatta. Di riuscire a intravedere forzatamente un misero raggio di sole in un temporale senza fine, ma contro ogni speranza continuerà a piovere e piovere, in barba a tutti i meteo e colonnelli Giuliacci, a dimostrazione della nostra piccolezza rispetto al mondo, a dimostrazione eziologica che le imprecazioni sono nate a causa dello scarabocchio del nostro, talvolta sadico, barbuto e onnipotente disegnatore, quindi forse giustificate.
Non intendo assolutamente dire che bisogna perdere la speranza, che si sa, è l’ultima a morire. Ho preso in considerazione Scrat proprio per questo: sì, è un banale cartone che un diciottenne ha voluto elevare a filosofia moderna, ma, sì, è anche un essere ben più piccolo di noi che solo contro la continua afflizione che gli fornisce la natura (ed ecco “quel gobbo de’Leopardi” che sogghigna) non demorde, continua a tendere la rachitica e ungolata zampina verso la sua ghianda, verso l’infinito.
E come recita la bellissima “The show must go on” dei Queen, che vi invito ad ascoltare e leggere perché è pura poesia, e che mi accompagna nel battere con le dita questo pianoforte con le lettere che è la tastiera, “[…] inside my heart is breaking/ My make-up may be flaking/ But my smile still stays on.. / THE SHOW MUST GO ON/ […] I’m never living in”. Lottate, sperate e non demordete, fate tutto ciò che è lecito poter fare. Il sole sorgerà. Ancora.

 

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