CACCAPUPU' (UN ARTICOLO BUCOLICO) - FRANCESCO RESTA (anno 2, n.6)

Innanzitutto ci tengo a precisare che non mi sono bevuto del tutto il cervello, ma il succitato titolo è frutto di una provocazione dei caporedattori, che mi rinfacciano i miei strambi titoli degli articoli (oh, è marketing editoriale). “Se il prossimo lo chiami Caccapupù- solo questo ti manca- ti mettiamo in prima pagina. Et voilà!, accontentati. D’altronde se il tuo datore di lavoro o professore che sia ti dà una traccia, un titolo, non puoi fare di testa tua. E un po’ di inventio affina la mente.

E ora veniamo all’articolo vero e proprio: la prima impressione che, noi meridionali, potremmo dare ad un “forestiero”, uno straniero, basandoci su quello che è il sentore popolare riguardo “i terroni” e su un elemento più banale... Pochi giorni fa ero di ritorno da Bologna in macchina. Mentre varcavo il confine regionale, chilometro dopo chilometro qualcosa mi distoglie lo sguardo, portandolo dalla gara di gocce di pioggia spermatozoiformi creatasi sul finestrino (causa nuvola fantozziana che ci ha perseguitati per tutto il ritorno), su un insegna stradale, la prima di una lunga serie di nomi comuni, recante “Modugno”. Ora, mettetevi nei panni di un settentrionale italico o ignorante pugliese, avvezzi solo alla “cultura” televisiva di fiction e storie popolari. Premesso che noi meridionali siamo un popolo di burloni, buontemponi, gente semplice.. alla mano, simpatici e con la “cogliona” (occupazione meridionale tipica, che consiste nel beffarsi di tutto e tutti in modo autoironico e talvolta pesante e inopportuno) sempre pronta. Però cosa potrebbero pensare le succitate categorie di “intellettuali” nel leggere nomi di città come: “Montalbano”, “Modugno”, “Picone” su cui sorge spontaneo il dubbio dell’esistenza di un “Bari- Ficarra” (Ficarra e Picone, comici Siciliani). E non finisce qui!. Siamo anche un popolo che ha fatto della cucina una bandiera di cui andare fieri, nonché popolo di agguerrite forchette. E quindi son d’obbligo nomi riguardanti il mondo della tavola che spaziano dal semplice “Brindisi” ai più consistenti “Carbonara”, “Noci” e “Cozze”. E con l’esclusione delle ultime, una abbinata carbonara e noci sarebbe da provare. E se qui può venir naturale pensare “sti terroni!! ..per farsi gli sgalli e attirare l’attenzione tirano in ballo nomi della cultura Nazionale! (perché no, ci potrebbe stare), il massimo dell’ilarità si raggiunge nei pressi di Bari con l’agghiacciante e esilarante cartello “Cozze Convèrsano”, con tanto di freccia, a indicare il loco di favella del mollusco brutto per antonomasia. Spiegabile solo con il successivo cartello autostradale “zoosafari”- “Che diavoleria è mai questa!? Cozze che parlano e animali esotici in mostra!?”e una vocina che sussurra “papà mi ci poortii!?”, verrebbe da pensare. Si, è “Conversàno” il nome della città letto correttamente, ma la società autostrade pare sia stitica di accenti. La grammatica è importante. E ancora il famoso gioco da tavolo che dai noi diventa città in calcestruzzo e muratura: “Monopoli” –“t’oh fai vedere a papà, come va l’Hotel di vicolo stretto fregato a tua madre l’altra sera..”. E poi lo scioglilingua “Ponte punta penna”, il profetico segnale che induce a lasciare momentaneamente il volante a favor di ferro: “Aeroporto Brindisi-Paradiso”.  L’inquietante “Grecia 4,8 km” –“maledetti Tom Tom! Aooh regà! Avemo sbajato strada! Dovemo andà in Puja!” poco sapendo che da Brindisi imbarcano per i regni Ellenistici (lo dice subito dopo). Ora scherzi a parte, tutto questo è per dire che la nostra è una terra da amare sul serio, dove perfino le città ci ricordano che dietro i nomi più comuni della quotidianità c’eravamo noi Japigi o Messapi che fossimo. Che non andiamo dimenticati, perché il crogiuolo storico ci ha reso belli e forti dentro. E perché è noto che insieme a Toscani ed Emiliani siamo il popolo più scherzoso, e in tempi bui come questi almeno ridere serve (a Bologna esiste un parrucchiere “Tagliati per il successo” e una pasticceria “Peter e panna” ditemi voi se almeno momentaneamente non vi fa sorridere, scacciando i brutti pensieri). Che il Salento e la Puglia in generale, non è solo marciume perché Sud, o solo luogo per le vacanze estive, è una terra che a Marzo ha un prato verde come nessun altro (descritto alla perfezione da “impressioni di Settembre” della PFM) e quindi non sono solo le secche e glabre zolle estive. Sono i cieli tersi, il sole che c’è inequivocabilmente sempre, e a parte piccole assenze, è il vero segnale, senza grammatica sbagliata, che si è arrivati nella nostra bella terra. Che noi avremmo “Maldive” a portata di mano se non fosse per la cementificazione spropositata spinta da chi pensa alla “Riminizzazione” delle coste, invece di ascoltare il volere degli stranieri, anche  d’oltralpe, che preferiscono cucina tipica e centri storici, che noi abbiamo. Cadenti. Finite le risate, ci troveremo in una terra da ricordare.

 

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